Gennaio 2018 - Scuola Italiana Osteopatia Pediatrica
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Archivio mensileGennaio 2018

Lezione online SIOP: deformità craniche e trattamento osteopatico

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Si terrà sabato 23 maggio alle ore 11 una lezione online aperta a tutti organizzata dalla SIOP – Scuola Italiana di Osteopatia Pediatrica, con un tema specifico sulle deformità craniche e della colonna con trattamento neurochirurgo e osteopatico. A spiegarci nel dettaglio su cosa verterà la lezione e più in generale qual è il legame tra neurochirurgia pediatrica e osteopatia è proprio il dott. Lorenzo Genitori, Neurochirurgo, direttore del Centro di eccellenza di Neurochirurgia e coordinatore scientifico internazionale AOU Meyer di Firenze, insieme a Tommaso Ferroni, Direttore SIOP e osteopata responsabile del  primo ambulatorio di Osteopatia in Regime di convenzione in Italia, sempre al Meyer.

In cosa consiste la lezione in programma il 23 maggio alle ore 11?

LG Si tratterà di una riflessione condivisa tra neurochirurgo pediatra e osteopata pediatra, basato sulle deformità del cranio e sulle deformità della colonna vertebrale. Nello specifico, verranno trattate le anomalie di sviluppo del cranio sia quelle di natura craniostenotica sia quella di natura posizionale. Verranno inoltre prese in considerazione le anomalie di struttura della volta cranica come, per esempio, la agenesia cutis congenita oppure la presenza di ossa wormiane, oppure la presenza di sinus pericranii. Per quanto riguarda la colonna vertebrale prenderemo in esame, sempre dal doppio punto di vista neurochirurgico e osteopatico, i disrafrismi spinali, nei loro aspetti sia midollari sia vertebrali. Verranno infine prese in considerazione le deformità scoliotiche, sia primitive che secondarie a patologie specifiche del rachide o del midollo spinale. Sarà una lezione aperta con la possibilità di porre delle domande e avere un confronto con i due professionisti.

Quanto sono importanti per gli osteopati le lezioni frontali e il confronto con medici e professionisti del sistema sanitario?

LG A mio modo di vedere, la lezione frontale è un elemento insostituibile nella didattica specialistica, in quanto permette in tempo reale un confronto diretto, la possibilità di fare domande, la possibilità di avere esempi pratici” dichiara il prof. Lorenzo Geniori “Soprattutto per il versante osteopatico è imprescindibile l’elemento manuale diretto, inteso anche come relazione tra docente e discente, che si instaura esclusivamente con la possibilità di un confronto in tempo reale. Queste considerazioni assumono una valenza ancora più importante nell’ambito dell’osteopatia Pediatrica, laddove l’elemento “bambino” a volte non esprime alcun segno o sintomo, ma è soltanto l’approccio diretto, l’ascolto sia del paziente che l’interazione con i caregiver, senza dimenticare la percussione e la palpazione, a dare quegli elementi che permettono di sostenere la salute dei giovani pazienti.

TF Concordo pienamente col dott. Genitori sull’importanza delle lezioni frontali in ambito osteopatico, con la presenza del docente. La trasmissione dell’informazione osteopatica è correlata in modo imprescindibile alla parte pratica e al sentire che può esprimersi solo vivendo la didattica frontalmente. Come SIOP teniamo molto alle lezioni frontali ma abbiamo anche sviluppato la possibilità di avere delle lezioni online, come accaduto durante il Covid19 e il periodo della quarantena. Abbiamo così potuto dedicarci ad approfondimenti in materie
mediche arricchendo il bagaglio di conoscenze dei nostri allievi.

Qual è il rapporto con l’osteopatia nel mondo ospedaliero?

LG Rispondo sfortunatamente con un tono un po’ polemico, avendo sotto gli occhi quanto l’osteopatia può dare nel sostenere la salute dei pazienti, come avvenuto negli ultimi anni nell’AOU Meyer di Firenze. A livello nazionale, negli ultimi dieci anni, si è assistito ad una progressiva interazione degli osteopatici specializzati in pediatria con i bambini ricoverati presso le strutture ospedaliere pediatriche; nello stesso tempo però si assiste ad un progressivo “irrigidimento”. Ciò è in diretta relazione con la mancanza da parte dei ministeri responsabili di tutta una serie di aperture che dovrebbero permettere non solo l’equipollenza con le attività sanitarie, ma l’integrazione degli osteopati nel sistema sanitario nazionale. Questa situazione di anomalia continua non facilità la creazione di progetti a lungo termini, che invece permetterebbero il pieno svolgersi della professione, come per esempio la facilitazione di accesso alle pubblicazione scientifiche, a mio avviso fondamentali per il pieno riconoscimento della specialità osteopatica.

TF La presenza dell’osteopatia in ospedale, alla luce dei tanti anni di esperienza, potrebbe integrarsi in qualsiasi ambito, come nei reparti o nei vari settori specialistici, gli ambulatori, ma anche nel trattamento di tutti quegli operatori, chirurghi o infermieri, costretti a lunghi turni di lavoro e per tempi prolungati a mantenere posizioni scomode. Questa presenza in realtà così importante pone ovviamente luce sulla possibilità di poter fare ricerche scientifiche. Per noi amanti della clinica e della parte pratica del trattamento, a volte, può risultare invece ostica perché richiedere una predisposizione difficile da acquisire. Ovviamente si tratta di un percorso da seguire, che potrebbe portare in futuro alla creazione all’interno dell’ospedale, di un vero Dipartimento di Osteopatia, dove avere le possibilità di avere confronti costanti e parallelamente poterci concentrarsi sui dati e sulla possibilità di migliorare la formazione.

È possibile partecipare alla lezione del 23 maggio accedendo alla piattaforma Zoom a questo link.

Per maggiori info scrivere a: info.siop.fi@gmail.com

Pubblicato su Tuttosteopatia il 18 maggio 2020

Osteopatia: sostegno alla salute per mamme e bambini durante il periodo primale

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Clara Scropetta, docente della Scuola Italiana di Osteopatia Pediatrica di Firenze, è autrice di libri sulla Salute nel periodo della vita che va dalla gravidanza, alla nascita al primo anno del bambino. “Il Periodo Primale è un termine che dobbiamo al medico chirurgo francese Michel Odent, pioniere nel campo della fisiologia riproduttiva, a cui personalmente devo molto della mia conoscenza. Una delle nozioni che trasmetto agli studenti della SIOP è che dalla nascita al primo compleanno si continua a formare il sistema nervoso centrale, il 25% del cervello continua a svilupparsi nel primo anno di vita.”

Un concetto fondamentale che riguarda molto da vicino l’osteopatia. Durante la gestazione, la nascita e i primi mesi dopo il parto, un essere umano vive un periodo molto sensibile, e le condizioni ambientali influenzano la sua formazione, sia verso la salute, sia verso il possibile insorgere di patologie e disturbi. Un periodo particolare che va protetto, così come va protetta la madre, che è di fatto il primo ambiente con cui ci relazioniamo: “La specifica formazione sul primo periodo della vita” aggiunge Clara Scropetta “è basilare per tutte le figure che girano intorno alla Salute di mamme e bambini. Non ritengo funzionale al parto la presenza dell’osteopata in sala parto, come di qualsiasi altra figura non strettamente necessaria, in quanto significa aggiungere ancora una persona in un momento che dovrebbe essere intimo e protetto. Il parto è un processo involontario che avviene più facilmente, quanti meno agenti esterni vanno ad influenzare l’ambiente e non andrebbe disturbato. È un piacere insegnare agli osteopati, soprattutto a quelli che decidono di specializzarsi in osteopatia pediatrica, in quanto colgo nettamente una grande sensibilità da parte loro su questi temi.”

Un insegnamento centrale nel triennio proposto dalla Scuola Italiana di Osteopatia Pediatrica, che vuole fornire ai suoi studenti percorsi di studio completi per la presa in carico del paziente pediatrico. “Quello che Clara mi ha trasmesso è stata un’estrema presenza ed accoglienza” ha spiegato l’osteopata Diletta Cotti, diplomata e tutor SIOP,  “Durante le lezioni mi ha colpito come la sola presenza dell’operatore accanto ad una persona in difficoltà può essere estremamente utile. Nonostante la sua figura esile la dott.ssa Scropetta ha una grande forza e determinazione, che sa utilizzare con morbidezza. Ho ammirato molto questo suo approccio e grazie alle sue lezioni ho avuto la conferma di quanto sia importante far affiorare la fiducia che ogni donna ha del proprio corpo. In questo, noi osteopati abbiamo un ruolo molto importante. Clara ci ha chiarito concetti sulla fisiologia della gravidanza e della relazione molto innovativi, dati scientifici che si alchimizzano con la presenza, la consapevolezza e grazie l’empatia dell’operatore”.

“Sto osservando la situazione da vent’anni e devo dire che sfortunatamente sta peggiorando: le donne sono sempre più stressate durante la gravidanza” prosegue Clara Scropetta “In generale la medicina difensiva ha portato a un aumento di controlli e interventi, fonte di preoccupazione e stress. In un simile contesto, l’osteopata – come ogni altro operatore sanitario – ha una grande responsabilità, poiché può contribuire alla serenità della madre e alla crescita sana del bambino con trattamenti non invasivi molto efficaci. Può essere un benefico accompagnamento di riequilibrio del sistema nervoso autonomo in tutti i periodi della gravidanza e nel post parto. Per esempio, dopo il parto facilita un corretto posizionamento dell’osso sacro e del coccige, che si sposta parecchio per permettere il passaggio del bambino.”

Una scelta che riesce a portare i suoi frutti anche con percorsi multidisciplinari. “Quell’incontro, tenutosi nelle aule della Scuola Italiana di Osteopatia Pediatrica, è stato cruciale per la mia formazione” ha raccontato Monica Gemmiti, diplomata SIOP “Le lezioni di Clara mi sono state utili anche nella creazioni di collaborazioni con ostetriche sul territorio dove lavoro. Il racconto della lunga esperienza nel campo, la conoscenza minuziosa di tutti i meccanismi  automatici che si attivano nel parto, raccontati nelle aule della SIOP da Clara Scropetta e da Michel Odent, hanno mosso in me la voglia e la determinazione di avvicinarmi sempre più al sostegno osteopatico nel periodo primale, dedicando la mia professione interamente al sostegno di donne e bambini.”

La conoscenza dei processi fisiologici all’inizio della vita dovrebbe far parte della cultura generale, ma per un osteopata che vuole specializzarsi in osteopatia pediatrica diventa basilare. “Nella formazione di un osteopata non può mancare l’abc del processo del parto, e neppure l’abc dell’apprendimento e della guarigione. Insisto molto sul ruolo del sistema di calma e connessione, governato magistralmente dall’ossitocina, sostanza endogena chiave in tutti i processi di crescita. Credo che ogni terapeuta dovrebbe coltivare la capacità di produrre ossitocina e di attivarne la produzione nelle persone che a loro si rivolgono. Tra gli allievi e i docenti della SIOP ho trovato un terreno molto fertile, tanta apertura e sensibilità” conclude Clara Scropetta.

Una guida per i partecipanti del corso triennale di osteopatia pediatrica SIOP: “Lezioni che sono state cariche di ispirazioni per molti studenti” ha commentato la dottoressa Romina Schievenin, Tutor della Scuola Italiana di Osteopatia Pediatrica “La SIOP propone spesso ai ragazzi un argomento spiegato da diversi punti di vista dalle varie figure professionali (ginecologo, ostetrica, psicoterapeuta, osteopata) che se ne occupano. In questa ampia visione del tema “Concepimento, Gravidanza e Nascita”, Clara è una voce che guarda la venuta al mondo con gli occhi della Natura.  La sua fiducia nella Salute è sovrapponibile a quella che abbiamo noi osteopati. Il lasciar che avvenga tutto in modo spontaneo, grazie alla competenza ancestrale che c’è nella Madre e nel Bambino, si sposa con il principio di Autoguarigione dell’Osteopatia. È una portavoce dell’Osservare, Accogliere e Sostenere la venuta al mondo, senza essere Efferenti, senza essere disturbanti. Insegna l’importanza di essere una Presenza, che con forza interiore e lentezza, porta la Quiete e così regola il sistema neurovegetativo e ormonale. E, soprattutto, in tutto ciò che insegna, Clara è esempio di vita: la sua straordinaria storia personale di Donna e Madre è la prima testimonianza. Questo si respira durante le sue lezioni, e diventa un insegnamento più profondo, che ci tocca, ci stimola e ci fa riflettere, sia da un punto di vista professionale che personale”.

Un nuovo programma per il triennio 2020-2023

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Giunta alla settima edizione, la Scuola Italiana di Osteopatica Pediatrica è lieta di annunciare il suo nuovo programma di studio che vede un ricco aggiornamento: da sempre attenta a voler fornire il meglio per i propri studenti, la SIOP da anni prepara una offerta didattica all’avanguardia grazie alla presenza di docenti professionisti dell’AOU Meyer di Firenze, affiancati da conclamati professori, medici e osteopati provenienti da tutta Italia.

Una offerta che si rinnova per questo nuovo triennio 2020-2023 con importanti novità: “Si tratta del sesto triennio della Scuola, che vedrà l’aggiunta di nuovi docenti” ha voluto sottolineare il Direttore della Scuola, l’osteopata Tommaso Ferroni “Il percorso di studio prende in esame con grande attenzione il periodo primale e tutto il periodo pediatrico dal neonato all’adolescente. Dalla visione medica attraverso la ginecologia e ostetricia, a quelle psicologiche e relazionali, con il fine di dare gli strumenti agli allievi per essere davvero in grado, alla fine del triennio, di prendere in carico il paziente pediatrico. Questa affermazione è sostenuta dal fatto che durante il triennio creiamo percorsi che permettono di conoscere tutte le patologie pediatriche grazie all’esperienza di medici e chirurghi che da anni lavorano nei maggiori centri italiani e stranieri, tra cui l’Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer di Firenze. Questo permette agli osteopati di poter sostenere la salute dei giovani pazienti con la consapevolezza della patologia, una conoscenza unica per poter trattare in ambito pediatrico.

Un’altra offerta che rimane centrale per il nuovo triennio è quella che riguarda l’epigenetica, ossia le influenze dell’ambiente esterno sul patrimonio genetico dei bambini. Questo grazie ad esperti mondiali che arricchiscono in ogni loro lezione le nostro conoscenze osteopatica. “Professionisti come la dott.ssa Mieli, il dott. Burgio, il dott. Castagnini sono un vanto per la nostra scuola” ha voluto sottolineare Tommaso Ferroni “Senza dimenticare tutti i professionisti che giorno dopo giorno condividono con noi la loro esperienza. Mi preme inoltre sottolineare l’attenzione data all’embriologia biodinamica: si tratta di un tema corposo che la SIOP ha concentrato nei tre anni di studio, permettendo agli studenti di avere alla fine del triennio una profonda conoscenza delle materia”.

Oltre alla teoria, la scuola pone grande importanza alla parte pratica. Grazie alla presenza del prof. Lorenzo Genitori, gli studenti hanno la possibilità unica di poter accedere, in alcuni casi, alla sala operatoria, acquisendo  una conoscenza unica di quelle che sono le dinamiche che possono incontrare nel trattamento di un paziente prima e dopo un momento delicato come un’operazione chirurgica. “Le problematiche della pediatria generale vengono tratte a 360°, con una parte di teoria e una di pratica direttamente in ambulatorio, in ospedale ed in sala operatoria” spiega il prof. Lorenzo Genitori “Poter vedere quali sono le strutture aggredite, osservare la reale consistenza dei tessuti, avere la consapevolezza dei movimenti chirurgici, sono aspetti che permettono agli osteopati formati nella scuola di poter preparare al meglio il giovane paziente all’operazione e successivamente di poter sostenere la loro salute per una migliore ripresa. Voglio a tal punto ricordare i recenti studi fatti proprio presso l’ospedale Meyer sulla riduzione dei farmaci contro il dolore avuti dai bambini trattati, con una casistica che verrà rilasciata nel 2020 con oltre 1800 bambini trattati. Questo ha portato gli osteopati assunti dall’ospedale Meyer, nonché tutor e professori della scuola, di poter trattare i pazienti anche durante le operazione chirurgiche.”

Triennio 2020-2023 1anno 

Triennio 2020-2023 2anno

Triennio 2020-2023 3anno

Leggi tutte le informazioni sul nuvo triennio proposto dalla Scuola Italiana di Osteopatia Pediatrica SIOP cliccando qui.

L’osteopatia abbraccia la psicologia: la SIOP presenta la dott.ssa Giuliana Mieli

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La Scuola Italiana di osteopatia pediatrica ha l’onore di avere nel suo corpo docenti alcuni esperti nei loro rispettivi campi di studio. Tra questi, è per noi un piacere presentare la dott.ssa Giuliana Mieli, filosofa e psicoterapeuta: “Avere una doppia laurea in filosofia e psicoterapia è un iter che un tempo era comune ma che oggi è molto raro” ha voluto sottolineare la dott.ssa Mieli “Io ho scelto di proseguire i miei studi in psicologia proprio per rispondere alle domande senza risposta emerse durante gli anni in cui studiavo filosofia. Ho così potuto capire che i due mondi sono uno la continuità dell’altro. La filosofia occidentale si è poco occupata del mondo della donna, per esempio  la nascita, l’inizio della vita emotiva: questo è un aspetto fondamentale della vita umana che incredibilmente non ha mai riguardato il nostro pensiero filosofico, e questo per me resta un vuoto enorme”.

La dott.ssa Mieli, dopo gli studi, ha iniziato un importante lavoro nei primi Centri di Salute Mentale sorti negli anni settanta, precedenti alla famosa ‘legge Basaglia’ con la chiusura dei grandi manicomi. “Negli anni ’70 l’Italia era attraversata da un pensiero rivoluzionario riguardo la sofferenza psichica; per me fu un periodo importante, lavorai sul campo per anni e mi appassionai alle nuove realtà che erano sorte dopo la chiusura dei manicomi.” racconta la dott.ssa. Successivamente le sue ricerche poterono estendersi grazie alla collaborazione con il primario dell’Ospedale S. Gerardo di Monza: “Grazie al professore Mangioni, il primario del reparto di maternità, ho potuto riprendere la mia professione dopo la maternità con degli orari concordati che mi hanno permesso di dare il mio contributo per 30 anni al lavoro dell’ostetricia, mischiandomi con il personale medico, ostetrico e infermieristico, i corsi preparto, creando una “filosofia psicologica” di preparazione al parto che ha ancora un seguito importante”.

Dott.ssa Mieli durante una lezione

Esperienze che l’hanno portata in Italia e all’estero a fare cicli di conferenze, a pubblicare libri, e che oggi la rendono una delle guide del nostro corpo docenti, amata dagli studenti SIOP per il suo modo di esporre il suo pensiero ancora rivoluzionario. “Durante le lezioni SIOP faccio prima di tutto un’introduzione prettamente filosofica, facendo notare il vuoto del pensiero filosofico su certi aspetti relativi alla vita e alla sua evoluzione” ha spiegato la dott.ssa “La psicologia è arrivata molto tardi nella storia delle scienze, ed è arrivata come cura della patologia, non come studio della fisiologia affettiva. Davanti ad un paziente dovremmo creare un campo affettivo molto simile alla relazione genitore bambino: solo questo garantisce il rispetto della situazione emozionale. Si tratta del bisogno di potersi fidare di un adulto, che può prendere in cura ed alleviare il momento di difficoltà che si sta vivendo: il rapporto medico-paziente significa che esiste “un altro che lavora con me”, con un fine comune, partecipa alle mie difficoltà per potermi curare. Ogni persona è in grado di riconoscere nella persona che lo cura la presenza o meno di un campo affettivo sano a cui ci si può affidare. Temi che ho subito notato essere accolti e recepiti dai ragazzi e dalle ragazze della Scuola di Osteopatia Pediatrica SIOP.”

La visione, per certi versi unica proposta dalla dott.ssa Mieli, ha origini lontane e regala durante le lezioni momenti di storia e analisi dell’evoluzione della medicina moderna: “Nella psicoanalisi inglese post bellica, c’è stata una vera rivoluzione: non si parla più di impulsi ma di relazioni e della loro importanza nel rapporto tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda” ha spiegato la dott.ssa “Il paradigma Freudiano meccanico di tensione e caduta delle tensione, con al centro la sessualità, si dissolve di fronte alla cura dei bambini orfani, ricoverati in ambiente adeguati, ma prede di epidemie finché non accolti in un campo affettivo di cura, capace di attivare adeguatamente il sistema immunitario. Da qui si è potuto costruire la teoria che si basa sulla lenta separazione madre/bambino e sul bisogno di costruire, durante i primi anni di vita, una base fisica ed emotiva, che fornisce al bambino quello che viene chiamato un “attaccamento sicuro”. L’epigenetica sottolinea l’importanza dell’ambiente in cui cresciamo, che non è solo ambiente fisico, ma anche, soprattutto, quello relazionale. Anche nella vita adulta, l’importanza di sentirsi in un ambiente rispettoso, dove c’è uno scambio di competenze, non è un ideale da raggiungere, ma un bisogno”.

“Nella società occidentale moderna, il folle neoliberismo in cui siamo caduti, rischia di portarci fuori dalla natura” ha poi sottolineato la dott.ssa Mieli “Ci propone una modalità di relazione competitiva, individualista, che creare un ambiente non accogliente, dove l’uomo non può essere sereno emotivamente. Stress, fretta sono campanelli di allarme di un ambiente emotivo che si va via via, deteriorando. I paesi più saldamente neoliberisti sono chiaramente percorsi da una crisi interna sociale e mentale. Il discorso ecologico va esteso al mondo delle relazioni: se non freniamo questo feroce individualismo – del tutto contro natura – le conseguenze saranno catastrofiche quanto quelle del cambiamento climatico”.

Temi che diventano di fondamentale importanza per quello che riguarda il rapporto medico paziente: per poter essere sereno, l’operatore sanitario deve sapersi mettere in relazione, dando un senso di tranquillità e serenità. L’unico mezzo è sapersi identificare con il bisogno dell’altro, senza guardarlo semplicemente da fuori. “È il contrario di quello che insegnano le scuole di medicina con la pratica del non coinvolgimento” sottolinea la dott.ssa “Bisogno sapersi coinvolgere, senza andare a pezzi ovviamente, e mettere a disposizione la propria parte adulta, razionale: il medico deve essere buono medico di sé stesso per poter essere medico di un altro. Bisogna imparare ad ascoltarsi, per poi trovare i modi per accompagnare nel percorso di cura. Tutti gli operatori sanitari, per poter curare, devono poter ascoltare, sia il paziente che loro stessi: questo è il femminile che è dentro ognuno di noi. Come si può chiedere di essere empatici, accoglienti ed entrare in sintonia, con una razionalizzazione disumana dei rapporti di cura e con  turni massacranti?”

“Straordinariamente, gli allievi della SIOP, sono le persone più aperte nel mettere in correlazione ciò che è fisico e ciò che è mentale” ha voluto ribadire ancora una volta la dott.ssa “Non abbiamo ancora superato la separazione corpo/sentimento. Ignorare il mondo degli affetti crea inevitabilmente patologia. Gli osteopati che studiano alla SIOP invece denotano molta sensibilità, sento una grande disponibilità nel voler capire e comprendere che c’è una connessione”.

Un pensiero condiviso anche dagli osteopati docenti della scuola e dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, come si evince dalle parole dell’osteopata e tutor SIOP, Florinda Fracchiolla: “L’incontro con professionisti come la Dott.ssa Mieli, per noi osteopati, apre le porte a diversi spunti di riflessione, fra i quali la possibilità di collocare la figura dell’osteopata in questo anello di congiunzione fra corpo e psiche; fra scienze psicologiche e mediche. Emerge infatti un principio cardine dell’osteopatia: non guardare la malattia nel paziente ma la salute, attraverso il riconoscimento, ed il sostegno delle espressività delle forze intrinseche dell’uomo; espressività coinvolta nella autoregolazione dell’uomo, sia verso i processi e ritmi biologici, mondo interiore, che ne rapporto con il mondo esterno e ambiente. Le connotazioni dell’esperienza formativa all’interno del percorso triennale SIOP sono quindi rivolte a maturare una maggiore consapevolezza del bambino e del campo familiare, attraverso lezioni frontali di importante spessore”.

Un Congresso in nome dell’accoglienza

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Il congresso dal titolo “Accoglienza e supporto: quando le parole possono curare” è stato organizzato per i 5 anni di attività di “Casaurora”, struttura pensata per le famiglie che devono allontanarsi da casa propria per stare accanto a un caro ricoverato nel polo ospedaliero fiorentino fornendo un supporto logistico e assistenziale, con una mission ben precisa: l’accoglienza.

Il tema del congresso ha attirato molti partecipanti e ha visto l’intervento di figure politiche, istituzionali, associazioni e figure sanitarie coinvolte nell’esperienza pratica e quotidiana di questi aspetti. Fra i relatori invitati a portare la propria esperienza si annoverano anche il nostro direttore della Scuola Italiana di Osteopatia Pediatrica, Tommaso Ferroni e l’osteopata e Tutor SIOP Florinda Fracchiolla, entrambi impegnati a portare il contributo osteopatico nella cura dei bambini ricoverati presso l’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze.

L’intervento osteopatico ha introdotto il concetto di contatto nella relazione terapeutica, a completamento ed in stretta connessione, con gli interventi degli altri relatori. Con alla base una idea di percorso terapeutico e sostegno alla salute con caratteri altamente specialistici ed individualizzati, improntati sulla qualità del percorso di cura del bambino e della propria famiglia.

I concetti che in un fluire hanno caratterizzato questo incontro, sono stati quelli di una maggiore consapevolezza dei bisogni della persona, in una visione globale: mente, corpo, spirito. Con la parallela necessità di una presa in carico di una multidisciplinarietà verso obbiettivi sempre maggiori nella ricerca dei miglior standard qualitativi.

L’osteopatia sempre più al servizio dei pazienti al Meyer: sinergie con l’urologia

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La collaborazione tra osteopatia e le varie specialità dell’ospedale AOU Meyer di Firenze è consolidato da anni e all’interno di esse vi è quella in ambito urogenitale. L’osteopatia oggi al Meyer è presente con quattro osteopati sotto contratto e cinque tirocinanti, i quali settimanalmente si muovono nei vari reparti e trattano i giovani pazienti. Il rinomato ospedale pediatrico fiorentino, centro di eccellenza con una casistica di operazioni tra le più importanti d’Europa, è anche il primo e tuttora unico in Italia con un ambulatorio di osteopatia convenzionato. Tra queste sinergie vi è quella tra il dott. Antonio Elia, che ha diretto per anni il centro di urologia dell’ospedale, e l’osteopata Mattia Cervato, tutor e docente della Scuola Italiana di Osteopatia Pediatrica –  SIOP.

Il dott. Elia, scoprendo il ruolo degli osteopati all’interno dell’ospedale, ha potuto constatare l’utilità del sostegno osteopatico alla salute dei bambini di pertinenza urologica. “Il miglioramento dei pazienti è stato quasi immediato” spiega il dott. Elia “Sono stati gli stessi genitori a dirmi che i bambini si rilassavano a tal punto da addormentarsi grazie al trattamento degli osteopati” La sensazione che scaturisce nel corso del trattamento porta il sistema neurovegetativo a riequilibrarsi, portando ad un benessere che può anche portare ad una riduzione del dolore percepito e favorire un livello di rilassatezza che può portare il bambino ad addormentarsi.

 

I dati collocano l’ospedale Meyer come quello con la maggior casistica andrologica d’Italia e tra le maggiori per le patologie urologiche. La chirurgia pediatria, compresa quella urogenitale determina una alterazione nella qualità dei tessuti. Tale alterazione può manifestarsi con densità alterate, il sostegno osteopatico ha il compito di equilibrare tali densità. Questo lavoro ha un effetto benefico su tutto il campo famigliare. “Il dolore post chirurgico è un aspetto di primaria importanza e coinvolge la percezione del bambino e di tutta la famiglia” spiega Mattia Cervato “Il rapporto con il piccolo paziente è prioritario, ma è importante impostare fin da subito una relazione positiva con tutti i componenti della famiglia.”

 

Al Meyer oggi è abitudine vedere gli osteopati girare per i corridoi ed entrare nelle stanze con un sorriso. “I risultati ottenuti dagli osteopati sono sotto gli occhi di tutti” rimarca il dott. Elia “Sono convinto che questa consapevolezza dovrebbe essere trasmessa ai pediatri di famiglia. Presso la nostra struttura ci occupiamo delle malformazioni dell’apparato genitale in pediatria. Siamo un centro di eccellenza non solo per le patologie trattate ma anche per la gestione del dolore, con una collaborazione tra reparti che ci ha permesso di abbassare il dosaggio dei farmaci anti dolorifici. A questa realtà, la complementarietà con l’osteopatia è un altro passo avanti per il benessere dei pazienti”. La collaborazione tra osteopatia e chirurgia che si sviluppa anche con collaborazioni in sala operatoria: “Grazie alla disponibilità del dott. Elia, personalmente, ho compreso molto della tecnica chirurgica effettuata, permettendomi di poter adeguare il trattamento al tipo di operazione svolta” spiega Cervato.

Una collaborazione decennale celebrata a Roma

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La Scuola Italiana di Osteopatia Pediatrica è lieta di presentare il corso su “La craniostenosi, trattamento chirurgico e approccio osteopatico” e “Le plagiocefalie posizionali, approccio manipolativo osteopatico”. L’appuntamento celebra i dieci anni di collaborazione tra l’osteopata e preside SIOP Tommaso Ferroni con il neurochirurgo Lorenzo Genitori. “La giornata sulle craniostenosi ci porterà a condividere questi 10 anni di esperienze” ha spiegato Tommaso Ferroni “Raccontiamo quale è la modalità di approccio, sia da un punto di visto chirurgico che il razionale del trattamento osteopatico, ossia il sostegno alla salute che diamo nel pre e post operatorio, nel preparare i tessuti e diminuire successivamente quello che è il dolore percepito.” Un pensiero condiviso anche da Lorenzo Genitori, il quale ha volute ricordare un lavoro partito da lontano che continua a dare i suoi frutti “In questi 10 anni abbiamo raggiunto dei risultati molto interessanti sia da un punto di vista scientifico sia nel migliorare l’assistenza nei nostri piccoli pazienti” ha spiegato Lorenzo Genitori “Sono in corso tre studi clinici approvati dal comitato etico che permetteranno di evidenziare l’effettiva efficacia del trattamento osteopatico nel migliorare la percezione del dolore post operatorio; di ridurre il carico il carico farmacologico; ridurre la degenza media; infine, migliorare l’outocom dei bambini.”

Un sodalizio che ha visto i due professionisti lavorare fianco a fianco e che saranno presenti nella giornata di sabato 23 marzo durante il seminario AOP3 a Roma – sede ICOMM Via Sant’Anna 15. “Questi 10 anni sono un sogno che si è avverato” ha voluto sottolineare Tommaso Ferroni “Abbiamo iniziato entrando in punta di piedi in un rapporto che ogni giorno cresce e si incrementa, con l’osteopatia presente in maniera crescente i tutti i dipartimenti dell’ospedale Meyer. Questa collaborazione tra osteopatia e una delle maggiori eccellenze italiane nella cura dei giovani pazienti ha portato ad importanti risultati, sia sul dolore percepito, ma non solo, come per esempio la riduzione dei tempi di degenza oppure la riduzione del carico farmacologico”. “Si è partiti con patologie specifiche (plagiocefalie e craniostenosi), arrivando oggi a poter avere un approccio molto più ampio” ha spiegato a sua volta Lorenzo Genitori “L’osteopatia oggi è applicata a quasi tutte le patologie di interesse neurochirurgico e non solo. Pensiamo di orientare la nostra ricerca nel trattamento dei disturbi della dinamica liquorale lavorando sempre in simbiosi”

L’evento è reso possibile grazie all’accordo tra SIOP e il PGO Institute, tra due realtà cardine nel panorama osteopatico pediatrico italiano, ed è stata fortemente voluta da Roberto Bonanzinga, D.O. ROI BI-D Direttore Scientifico e Satellite del Barral Institute Italia. Per l’occasione è stato deciso di aprire le porte a tutti gli interessati al fine di creare una importante rete di condivisione.

Nuove aule per la Scuola Italiana di Osteopatia Pediatrica

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È un 2018 carico di novità quello che vede la SIOP essere sempre più protagonista al fianco dell’ospedale AOU Meyer e soprattutto degli osteopati che con noi hanno deciso di intraprendere un percorso di apprendimento focalizzato al sostegno alla salute dei nostri giovani pazienti. In un momento storico fondamentale per l’osteopatia abbiamo colto la necessità di fornire servizi sempre migliori per permettere una crescita costante degli studenti, con da una parte un’offerta didattica in continua evoluzione con l’aggiunta di opinion leader da tutta Italia, ma senza dimenticare la logistica con una serie di accordi che hanno permesso la creazione di una rete a sostegno di studenti e professori.

In tale ottica, dopo l’accordo con il Campus del Meyer per gli studenti del Master in Osteopatia e Neuroscienze, è la volta degli studenti della scuola triennale di osteopatia pediatrica che da oggi potranno usufruire delle aule e dei servizi offerti dall’Istituto Avventista “Villa Aurora” – via del Pergolino 12, Firenze. Per quanto riguarda i servizi accessori, quali alloggio e vitto, l’Istituto detiene due strutture ricettive, dove è possibile anche per allievi e docenti del Master di inoltrare richieste di prenotazione (info@villaaurora.it) a partire da 10 gg. prima dell’inizio delle lezioni del corso, che verranno soddisfatte secondo disponibilità.

Grazie alla partnership tra SIOP e Istituto Avventista il prezzo riservato al giorno è di € 40,00 la singola o uso singola, ed € 65,00 la doppia, oltre alla tassa di soggiorno comunale (dal 2018 € 2,00 al giorno a persona per max. 7 gg.). Detti importi comprendono anche la prima colazione (www.casaurora.it).

Sempre all’interno del campus insiste una mensa universitaria privata dove è possibile consumare i pasti (ivi compresa la prima colazione) in modalità di distribuzione al bancone in orari prestabiliti:

Colazione 07:30-07:45 (sab.-dom. 08:30-08:45)

Pranzo 13:15-13:35

Cena 19:00-19:20 (ven. 18:30-18:45)

La cucina è di tipo lacto-ovo-vegetariana con possibilità di piatti vegani (su prenotazione). Trattandosi di mensa privata anche per i pasti è necessaria la prenotazione dal lunedì al venerdì entro le ore 10.00. Il costo è di € 9,00 per il pranzo ed € 8,00 per la cena (per accedere è necessario preacquistare un tesserino presso la contabilità dell’Istituto).

 

Da oggi l’osteopatia è ufficialmente riconosciuta dallo Stato italiano

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Cari colleghi,
oggi è un giorno speciale, uno di quelli che segna la storia della nostra amata disciplina e che sarà ricordato sui libri di storia dell’osteopatia.
Oggi 22 dicembre 2017, alle ore 11.23, l’osteopatia è ufficialmente riconosciuta dallo Stato Italiano.

Siamo coscienti che non è il punto di arrivo, tanti ostacoli si presenteranno ancora perché il riconoscimento sia pienamente conforme alle nostre aspettative, ma certamente partiamo da un altro livello.

Il Parlamento ha finalmente stabilito che l’osteopatia esiste ed è individuata come professione sanitaria. Da questo punto non si torna più indietro. Potremo frequentare gli ospedali ed essere inquadrati non più occasionalmente, come già successo diverse volte in Italia, ma a pieno titolo.

Ci sarà ancora tanto da lavorare per definire la inevitabile sanatoria che tuteli migliaia di osteopati, per la definizione degli aspetti formativi futuri, per la ridefinizione di quanto concerne gli aspetti fiscali e dell’aliquota IVA, così come per la formazione dell’albo e soprattutto degli aspetti pensionistici. Ma il pezzo più ripido della salita è fatto.

Per anni l’osteopatia non è stata considerata dal mondo sanitario, ma “sopportata”; diversi sono stati i colleghi portati in tribunale per abuso della professione medica, e questo per il facile fraintendimento che il nostro operato può generare in quanti non conoscono l’osteopatia e i suoi princìpi. Ciononostante ne siamo usciti sempre vincenti.
In tutti questi anni siamo stati sempre in un limbo: in tribunale non si poteva dire che fossimo osteopati, ma neanche che non lo fossimo.

Tanti colleghi avrebbero preferito rimanere in questa condizione, ma ormai era impensabile che lo Stato, visto il numero crescente di osteopati, non intervenisse per regolamentare il fenomeno; per cui era impensabile non partecipare alla stesura della legge.

Certo la versione uscita dal Senato era più soddisfacente, ma vista la piega che si stava prendendo alla Camera, possiamo ritenerci soddisfatti del risultato, anche perché lascia la porta aperta ancora a tutte le nostre richieste.

Oggi però è il momento di festeggiare e di godersi questo successo che a nostro avviso è stato determinato da due fattori prevalenti:

  1. il credito che l’osteopatia italiana ha saputo guadagnarsi e non solo per i benefici indotti a migliaia e migliaia di pazienti, ma anche l’ottimo lavoro fatto negli ospedali e nelle numerosissime collaborazioni con la classe medica (in questa pagina raccogliamo tutte collaborazioni osteopatiche negli ospedali);
  2. l’impegno e la capacità politica dimostrata dalla presidente Paola Sciomachen per nome e per conto del direttivo Roi e dei tanti osteopati che si sono impegnati politicamente per raggiungere il riconoscimento.

Vale la pena di ricordare che sin dal momento dell’elezione, obiettivo principale dichiarato del consiglio direttivo del Roi è stato il riconoscimento dell’osteopatia, e forse neanche loro si aspettavano di poterlo raggiungere in tempi politici così brevi.
Il lavoro è stato immane perché questa partita non si è giocata con le regole dello sport o della fisiologia a noi più familiari e leali, ma con quelle della politica, che non ha regole, pertanto è servita massima attenzione e pazienza certosina, oltre che scelte strategiche giornaliere per non essere travolti.

Su queste scelte, una grande mano ci è stata data da un’agenzia romana che ha avuto proprio il compito di aiutarci a districarci nei meandri dei palazzi del potere, anche se a nostro avviso le capacità politiche e la gentilezza della Presidente hanno pesato fortemente sul risultato finale.
Un risultato che comunque non si sarebbe potuto raggiungere se ogni collega non avesse fatto la sua parte: da chi aveva in trattamento la De Biase, a chi ha solo inviato un twitter con la mitica scritta *osteopatiricocnosciuti per sostenere la causa.

Come sempre succede nelle vittorie di squadra, la nostra Paola Schiomachen può a pieno titolo alzare la coppa come capitano, tanti potranno meritatamente fare il giro di campo e baciarla (la coppa) ma tutti si
dovranno alzare a battere le mani. Anche i tifosi delle altre squadre.

Vediamo ora cosa dice nello specifico il testo

Di seguito gli articoli che ci riguardano: art. 7 che fa riferimento specificatamente all’osteopatia e l’art. 6 che è il percorso necessario per il riconoscimento delle professioni sanitarie.
Ricordiamo in questa sede che l’art. 6 è stato introdotto grazie alle nostre istanze e modifica la procedura precedente con cui si potevano riconoscere delle nuove professioni sanitarie.

In forza dell’articolo 7 noi abbiamo superato un passaggio e veniamo individuati già come professione sanitaria; ora nell’arco di tre mesi, come è specificato, la questione deve essere discussa nella Conferenza Stato Regioni poiché le questioni sanitarie interessano direttamente le Regioni.

La commissione ha già indicato le date per il 2018 e cioè 11 gennaio, 8 febbraio, 22 febbraio, 8 marzo (giornata delle donne) o 21 marzo (primo giorno di primavera). In quella seduta noi dovremo dimostrare anche grazie alle CORE competence su cui abbiamo lavorato in questi anni, che la nostra professione si occupa del potenziamento della salute e come tale non interferisce con nessuna professione sanitaria esistente.
Saranno inoltre stabilite in quella sede come prevede il l’art. 7 comma 2, l’ambito di attività e le funzioni caratterizzanti le professioni dell’osteopata, i criteri di valutazione dell’esperienza professionale nonché i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti.

Superato questo ostacolo come previsto sempre dall’art. 7.2 “Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, acquisito il parere del Consiglio universitario nazionale e del Consiglio superiore di sanità, sono definiti l’ordinamento didattico della formazione universitaria in osteopatia e in chiropratica nonché gli eventuali percorsi formativi”.

Articolo 7

(Individuazione e istituzione delle professioni sanitarie dell’osteopata e del chiropratico)

1. Nell’ambito delle professioni sanitarie sono individuate le professioni dell’osteopata e del chiropratico, per l’istituzione delle quali si applica la procedura di cui all’articolo 5, comma 2, della legge 1° febbraio 2006, n. 43, come sostituito dall’articolo 6 della presente legge.

2. Con accordo stipulato in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti l’ambito di attività e le funzioni caratterizzanti le professioni dell’osteopata e del chiropratico, i criteri di valutazione dell’esperienza professionale nonché i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, acquisito il parere del Consiglio universitario nazionale e del Consiglio superiore di sanità, sono definiti l’ordinamento didattico della formazione universitaria in osteopatia e in chiropratica nonché gli eventuali percorsi formativi integrativi.

Articolo 6

(Modifica dell’articolo 5 della legge 1° febbraio 2006, n. 43)

1. L’articolo 5 della legge 1° febbraio 2006, n. 43, è sostituito dal seguente:

«Art. 5. – (Individuazione e istituzione di nuove professioni sanitarie). 1. L’individuazione di nuove professioni sanitarie da comprendere in una delle aree di cui agli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge 10 agosto 2000, n. 251, il cui esercizio deve essere riconosciuto in tutto il territorio nazionale, avviene in sede di recepimento di direttive dell’Unione europea ovvero per iniziativa dello Stato o delle regioni, in considerazione dei fabbisogni connessi agli obiettivi di salute previsti nel Piano sanitario nazionale o nei Piani sanitari regionali, che non trovino rispondenza in professioni già riconosciute, ovvero su iniziativa delle associazioni professionali rappresentative di coloro che intendono ottenere tale riconoscimento. A tal fine, le associazioni interessate inviano istanza motivata al Ministero della salute, che si pronuncia entro i successivi sei mesi e, in caso di valutazione positiva, attiva la procedura di cui al comma 2.

2. L’istituzione di nuove professioni sanitarie è effettuata, nel rispetto dei princìpi fondamentali stabiliti dalla presente legge, previo parere tecnico-scientifico del Consiglio superiore di sanità, mediante uno o più accordi, sanciti in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e recepiti con decreti del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri.

3. Gli accordi di cui al comma 2 individuano il titolo professionale, l’ambito di attività di ciascuna professione, i criteri di valutazione dell’esperienza professionale nonché i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, acquisito il parere del Consiglio universitario nazionale e del Consiglio superiore di sanità, è definito l’ordinamento didattico della formazione universitaria per le nuove professioni sanitarie individuate ai sensi del presente articolo.

4. La definizione delle funzioni caratterizzanti le nuove professioni sanitarie avviene evitando parcellizzazioni e sovrapposizioni con le professioni già riconosciute o con le specializzazioni delle stesse».

Qui il calendario delle sedute della Conferenza Stato-Regioni per il periodo gennaio-luglio 2018.

Fonte articolo www.tuttosteopatia.it

Osteopatia sempre più presente in sala operatoria

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L’osteopatia a Firenze è sempre più presente all’interno dell’ospedale AOU Meyer, permettendo ai professionisti di poter sostenere la salute dei giovani pazienti. Intorno alla scuola di Osteopatia Pediatrica (SIOP) si sta evolvendo un gruppo di osteopati che giornalmente affianca medici e pazienti affinando la loro presenza all’interno della struttura. Ricordiamo che il Meyer nel 2011 è stato il primo e unico ospedale italiano ad allestire un ambulatorio di osteopatia pediatrica in regime di convenzione.

Il percorso virtuoso tra osteopati e medici ha aperto ai giovani osteopati della scuola la possibilità di poter accedere in sala operatoria con l’opportunità unica di poter osservare le reazioni tessutali durante l’intervento in risposta all’atto chirurgico. Tale presenza ha nel tempo creato una sinergia tra osteopati e chirurghi, come spiega il direttore della scuola Tommaso Ferroni: “All’inizio del percorso è stato importante per noi e per i giovani studenti imparare a stare in sala operatoria, con la giusta concentrazione e una centratura neutra. Essere accettati dai chirurghi è stato per noi un grandissimo successo, sia per la possibilità di poter imparare di più sull’opera dei professionisti del AOU Meyer ma anche per poter offrire il massimo sostegno alla salute dei bambini prima e dopo l’operazione.

Collaborazione che negli anni non ha mai smesso di affinarsi, con una presenza sempre più attiva dell’osteopatia in sala operatoria. Un rapporto in crescita con tutte le aree della medicina, ma che continua a avere come centro l’unità neurochirurgica diretta da Lorenzo Genitori che, nelle ultime settimane, ha dato il consenso ad un approccio osteopatico durante gli interventi: “Ovviamente il paziente sotto anestesia non percepisce il dolore, ma il tessuto ha una reazione di difesa, di fuga dall’atto chirurgico, ben evidente.” spiega Tommaso Ferroni “Se prima la presenza degli osteopati formati in sala operatoria era puramente di osservazione, nelle ultime settimane mi è stata data la possibilità di poter sostenere attivamente i pazienti durante l’atto chirurgico”.

Le sale operatorie del Meyer sono dotate di apparecchi in grado di rilevare l’attività di nocicettiva, che misurano il grado di sofferenza dei tessuti. Lo studio che è in fase di sviluppo permetterà di monitorare la variazione relativa alla nocicezione mentre il paziente è sostenuto a livello osteopatico. “L’interesse del trattamento osteopatico durante la procedura chirurgica è dato dal fatto che in anestesia generale il paziente presenta una ipofunzione della corteccia cerebrale” spiega Lorenzo Genitori, neurochirurgo dell’AOU Meyer “In questo stato l’attività osteopatica non ha l’effetto placebo che potrebbe avere in un paziente cosciente. Si tratta di uno studio preliminare che andrà consolidate sulla base di dati scientifici, che potrebbe aprire le porte ad una nuova validazione del trattamento osteopatico.

La sinergia tra medici e osteopati però non finisce qui: è in attesa di approvazione un’altra importante conquista per l’osteopatia: “In questi anni abbiamo osservato la posizione dei chirurghi durante i lunghi interventi” osserva Tommaso Ferroni “Abbiamo quindi studiato e raccolto informazioni circa le difficili posture alla quali sono costretti, anche per molti interventi durante una singola giornata. Questo ci ha portato a offrire un trattamento osteopatico per i professionisti tra i vari interventi chirurgici ed è in atto una valutazione per poter allestire, nei pressi delle sale operatore, un ambulatorio dedicato per poter offrire un trattamento non solo per i pazienti ma specifico per tutti i professionisti sanitari.

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