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Archivio mensileMarzo 2017

Descrizione su come riconoscere una craniostenosi grazie all'Osteopatia

Un nuovo programma per il triennio 2020-2023

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Tempo di lettura: 3 minuti |

Giunta alla settima edizione, la Scuola Italiana di Osteopatica Pediatrica è lieta di annunciare il suo nuovo programma di studio che vede un ricco aggiornamento: da sempre attenta a voler fornire il meglio per i propri studenti, la SIOP da anni prepara una offerta didattica all’avanguardia grazie alla presenza di docenti professionisti dell’AOU Meyer di Firenze, affiancati da conclamati professori, medici e osteopati provenienti da tutta Italia.

Una offerta che si rinnova per questo nuovo triennio 2020-2023 con importanti novità: “Si tratta del sesto triennio della Scuola, che vedrà l’aggiunta di nuovi docenti” ha voluto sottolineare il Direttore della Scuola, l’osteopata Tommaso Ferroni “Il percorso di studio prende in esame con grande attenzione il periodo primale e tutto il periodo pediatrico dal neonato all’adolescente. Dalla visione medica attraverso la ginecologia e ostetricia, a quelle psicologiche e relazionali, con il fine di dare gli strumenti agli allievi per essere davvero in grado, alla fine del triennio, di prendere in carico il paziente pediatrico. Questa affermazione è sostenuta dal fatto che durante il triennio creiamo percorsi che permettono di conoscere tutte le patologie pediatriche grazie all’esperienza di medici e chirurghi che da anni lavorano nei maggiori centri italiani e stranieri, tra cui l’Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer di Firenze. Questo permette agli osteopati di poter sostenere la salute dei giovani pazienti con la consapevolezza della patologia, una conoscenza unica per poter trattare in ambito pediatrico.

Un’altra offerta che rimane centrale per il nuovo triennio è quella che riguarda l’epigenetica, ossia le influenze dell’ambiente esterno sul patrimonio genetico dei bambini. Questo grazie ad esperti mondiali che arricchiscono in ogni loro lezione le nostro conoscenze osteopatica. “Professionisti come la dott.ssa Mieli, il dott. Burgio, il dott. Castagnini sono un vanto per la nostra scuola” ha voluto sottolineare Tommaso Ferroni “Senza dimenticare tutti i professionisti che giorno dopo giorno condividono con noi la loro esperienza. Mi preme inoltre sottolineare l’attenzione data all’embriologia biodinamica: si tratta di un tema corposo che la SIOP ha concentrato nei tre anni di studio, permettendo agli studenti di avere alla fine del triennio una profonda conoscenza delle materia”.

Oltre alla teoria, la scuola pone grande importanza alla parte pratica. Grazie alla presenza del prof. Lorenzo Genitori, gli studenti hanno la possibilità unica di poter accedere, in alcuni casi, alla sala operatoria, acquisendo  una conoscenza unica di quelle che sono le dinamiche che possono incontrare nel trattamento di un paziente prima e dopo un momento delicato come un’operazione chirurgica. “Le problematiche della pediatria generale vengono tratte a 360°, con una parte di teoria e una di pratica direttamente in ambulatorio, in ospedale ed in sala operatoria” spiega il prof. Lorenzo Genitori “Poter vedere quali sono le strutture aggredite, osservare la reale consistenza dei tessuti, avere la consapevolezza dei movimenti chirurgici, sono aspetti che permettono agli osteopati formati nella scuola di poter preparare al meglio il giovane paziente all’operazione e successivamente di poter sostenere la loro salute per una migliore ripresa. Voglio a tal punto ricordare i recenti studi fatti proprio presso l’ospedale Meyer sulla riduzione dei farmaci contro il dolore avuti dai bambini trattati, con una casistica che verrà rilasciata nel 2020 con oltre 1800 bambini trattati. Questo ha portato gli osteopati assunti dall’ospedale Meyer, nonché tutor e professori della scuola, di poter trattare i pazienti anche durante le operazione chirurgiche.”

Triennio 2020-2023 1anno 

Triennio 2020-2023 2anno

Triennio 2020-2023 3anno

Leggi tutte le informazioni sul nuvo triennio proposto dalla Scuola Italiana di Osteopatia Pediatrica SIOP cliccando qui.

L’osteopatia abbraccia la psicologia: la SIOP presenta la dott.ssa Giuliana Mieli

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La Scuola Italiana di osteopatia pediatrica ha l’onore di avere nel suo corpo docenti alcuni esperti nei loro rispettivi campi di studio. Tra questi, è per noi un piacere presentare la dott.ssa Giuliana Mieli, filosofa e psicoterapeuta: “Avere una doppia laurea in filosofia e psicoterapia è un iter che un tempo era comune ma che oggi è molto raro” ha voluto sottolineare la dott.ssa Mieli “Io ho scelto di proseguire i miei studi in psicologia proprio per rispondere alle domande senza risposta emerse durante gli anni in cui studiavo filosofia. Ho così potuto capire che i due mondi sono uno la continuità dell’altro. La filosofia occidentale si è poco occupata del mondo della donna, per esempio  la nascita, l’inizio della vita emotiva: questo è un aspetto fondamentale della vita umana che incredibilmente non ha mai riguardato il nostro pensiero filosofico, e questo per me resta un vuoto enorme”.

La dott.ssa Mieli, dopo gli studi, ha iniziato un importante lavoro nei primi Centri di Salute Mentale sorti negli anni settanta, precedenti alla famosa ‘legge Basaglia’ con la chiusura dei grandi manicomi. “Negli anni ’70 l’Italia era attraversata da un pensiero rivoluzionario riguardo la sofferenza psichica; per me fu un periodo importante, lavorai sul campo per anni e mi appassionai alle nuove realtà che erano sorte dopo la chiusura dei manicomi.” racconta la dott.ssa. Successivamente le sue ricerche poterono estendersi grazie alla collaborazione con il primario dell’Ospedale S. Gerardo di Monza: “Grazie al professore Mangioni, il primario del reparto di maternità, ho potuto riprendere la mia professione dopo la maternità con degli orari concordati che mi hanno permesso di dare il mio contributo per 30 anni al lavoro dell’ostetricia, mischiandomi con il personale medico, ostetrico e infermieristico, i corsi preparto, creando una “filosofia psicologica” di preparazione al parto che ha ancora un seguito importante”.

Dott.ssa Mieli durante una lezione

Esperienze che l’hanno portata in Italia e all’estero a fare cicli di conferenze, a pubblicare libri, e che oggi la rendono una delle guide del nostro corpo docenti, amata dagli studenti SIOP per il suo modo di esporre il suo pensiero ancora rivoluzionario. “Durante le lezioni SIOP faccio prima di tutto un’introduzione prettamente filosofica, facendo notare il vuoto del pensiero filosofico su certi aspetti relativi alla vita e alla sua evoluzione” ha spiegato la dott.ssa “La psicologia è arrivata molto tardi nella storia delle scienze, ed è arrivata come cura della patologia, non come studio della fisiologia affettiva. Davanti ad un paziente dovremmo creare un campo affettivo molto simile alla relazione genitore bambino: solo questo garantisce il rispetto della situazione emozionale. Si tratta del bisogno di potersi fidare di un adulto, che può prendere in cura ed alleviare il momento di difficoltà che si sta vivendo: il rapporto medico-paziente significa che esiste “un altro che lavora con me”, con un fine comune, partecipa alle mie difficoltà per potermi curare. Ogni persona è in grado di riconoscere nella persona che lo cura la presenza o meno di un campo affettivo sano a cui ci si può affidare. Temi che ho subito notato essere accolti e recepiti dai ragazzi e dalle ragazze della Scuola di Osteopatia Pediatrica SIOP.”

La visione, per certi versi unica proposta dalla dott.ssa Mieli, ha origini lontane e regala durante le lezioni momenti di storia e analisi dell’evoluzione della medicina moderna: “Nella psicoanalisi inglese post bellica, c’è stata una vera rivoluzione: non si parla più di impulsi ma di relazioni e della loro importanza nel rapporto tra l’uomo e l’ambiente che lo circonda” ha spiegato la dott.ssa “Il paradigma Freudiano meccanico di tensione e caduta delle tensione, con al centro la sessualità, si dissolve di fronte alla cura dei bambini orfani, ricoverati in ambiente adeguati, ma prede di epidemie finché non accolti in un campo affettivo di cura, capace di attivare adeguatamente il sistema immunitario. Da qui si è potuto costruire la teoria che si basa sulla lenta separazione madre/bambino e sul bisogno di costruire, durante i primi anni di vita, una base fisica ed emotiva, che fornisce al bambino quello che viene chiamato un “attaccamento sicuro”. L’epigenetica sottolinea l’importanza dell’ambiente in cui cresciamo, che non è solo ambiente fisico, ma anche, soprattutto, quello relazionale. Anche nella vita adulta, l’importanza di sentirsi in un ambiente rispettoso, dove c’è uno scambio di competenze, non è un ideale da raggiungere, ma un bisogno”.

“Nella società occidentale moderna, il folle neoliberismo in cui siamo caduti, rischia di portarci fuori dalla natura” ha poi sottolineato la dott.ssa Mieli “Ci propone una modalità di relazione competitiva, individualista, che creare un ambiente non accogliente, dove l’uomo non può essere sereno emotivamente. Stress, fretta sono campanelli di allarme di un ambiente emotivo che si va via via, deteriorando. I paesi più saldamente neoliberisti sono chiaramente percorsi da una crisi interna sociale e mentale. Il discorso ecologico va esteso al mondo delle relazioni: se non freniamo questo feroce individualismo – del tutto contro natura – le conseguenze saranno catastrofiche quanto quelle del cambiamento climatico”.

Temi che diventano di fondamentale importanza per quello che riguarda il rapporto medico paziente: per poter essere sereno, l’operatore sanitario deve sapersi mettere in relazione, dando un senso di tranquillità e serenità. L’unico mezzo è sapersi identificare con il bisogno dell’altro, senza guardarlo semplicemente da fuori. “È il contrario di quello che insegnano le scuole di medicina con la pratica del non coinvolgimento” sottolinea la dott.ssa “Bisogno sapersi coinvolgere, senza andare a pezzi ovviamente, e mettere a disposizione la propria parte adulta, razionale: il medico deve essere buono medico di sé stesso per poter essere medico di un altro. Bisogna imparare ad ascoltarsi, per poi trovare i modi per accompagnare nel percorso di cura. Tutti gli operatori sanitari, per poter curare, devono poter ascoltare, sia il paziente che loro stessi: questo è il femminile che è dentro ognuno di noi. Come si può chiedere di essere empatici, accoglienti ed entrare in sintonia, con una razionalizzazione disumana dei rapporti di cura e con  turni massacranti?”

“Straordinariamente, gli allievi della SIOP, sono le persone più aperte nel mettere in correlazione ciò che è fisico e ciò che è mentale” ha voluto ribadire ancora una volta la dott.ssa “Non abbiamo ancora superato la separazione corpo/sentimento. Ignorare il mondo degli affetti crea inevitabilmente patologia. Gli osteopati che studiano alla SIOP invece denotano molta sensibilità, sento una grande disponibilità nel voler capire e comprendere che c’è una connessione”.

Un pensiero condiviso anche dagli osteopati docenti della scuola e dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, come si evince dalle parole dell’osteopata e tutor SIOP, Florinda Fracchiolla: “L’incontro con professionisti come la Dott.ssa Mieli, per noi osteopati, apre le porte a diversi spunti di riflessione, fra i quali la possibilità di collocare la figura dell’osteopata in questo anello di congiunzione fra corpo e psiche; fra scienze psicologiche e mediche. Emerge infatti un principio cardine dell’osteopatia: non guardare la malattia nel paziente ma la salute, attraverso il riconoscimento, ed il sostegno delle espressività delle forze intrinseche dell’uomo; espressività coinvolta nella autoregolazione dell’uomo, sia verso i processi e ritmi biologici, mondo interiore, che ne rapporto con il mondo esterno e ambiente. Le connotazioni dell’esperienza formativa all’interno del percorso triennale SIOP sono quindi rivolte a maturare una maggiore consapevolezza del bambino e del campo familiare, attraverso lezioni frontali di importante spessore”.

Un Congresso in nome dell’accoglienza

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Il congresso dal titolo “Accoglienza e supporto: quando le parole possono curare” è stato organizzato per i 5 anni di attività di “Casaurora”, struttura pensata per le famiglie che devono allontanarsi da casa propria per stare accanto a un caro ricoverato nel polo ospedaliero fiorentino fornendo un supporto logistico e assistenziale, con una mission ben precisa: l’accoglienza.

Il tema del congresso ha attirato molti partecipanti e ha visto l’intervento di figure politiche, istituzionali, associazioni e figure sanitarie coinvolte nell’esperienza pratica e quotidiana di questi aspetti. Fra i relatori invitati a portare la propria esperienza si annoverano anche il nostro direttore della Scuola Italiana di Osteopatia Pediatrica, Tommaso Ferroni e l’osteopata e Tutor SIOP Florinda Fracchiolla, entrambi impegnati a portare il contributo osteopatico nella cura dei bambini ricoverati presso l’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze.

L’intervento osteopatico ha introdotto il concetto di contatto nella relazione terapeutica, a completamento ed in stretta connessione, con gli interventi degli altri relatori. Con alla base una idea di percorso terapeutico e sostegno alla salute con caratteri altamente specialistici ed individualizzati, improntati sulla qualità del percorso di cura del bambino e della propria famiglia.

I concetti che in un fluire hanno caratterizzato questo incontro, sono stati quelli di una maggiore consapevolezza dei bisogni della persona, in una visione globale: mente, corpo, spirito. Con la parallela necessità di una presa in carico di una multidisciplinarietà verso obbiettivi sempre maggiori nella ricerca dei miglior standard qualitativi.

L’osteopatia sempre più al servizio dei pazienti al Meyer: sinergie con l’urologia

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La collaborazione tra osteopatia e le varie specialità dell’ospedale AOU Meyer di Firenze è consolidato da anni e all’interno di esse vi è quella in ambito urogenitale. L’osteopatia oggi al Meyer è presente con quattro osteopati sotto contratto e cinque tirocinanti, i quali settimanalmente si muovono nei vari reparti e trattano i giovani pazienti. Il rinomato ospedale pediatrico fiorentino, centro di eccellenza con una casistica di operazioni tra le più importanti d’Europa, è anche il primo e tuttora unico in Italia con un ambulatorio di osteopatia convenzionato. Tra queste sinergie vi è quella tra il dott. Antonio Elia, che ha diretto per anni il centro di urologia dell’ospedale, e l’osteopata Mattia Cervato, tutor e docente della Scuola Italiana di Osteopatia Pediatrica –  SIOP.

Il dott. Elia, scoprendo il ruolo degli osteopati all’interno dell’ospedale, ha potuto constatare l’utilità del sostegno osteopatico alla salute dei bambini di pertinenza urologica. “Il miglioramento dei pazienti è stato quasi immediato” spiega il dott. Elia “Sono stati gli stessi genitori a dirmi che i bambini si rilassavano a tal punto da addormentarsi grazie al trattamento degli osteopati” La sensazione che scaturisce nel corso del trattamento porta il sistema neurovegetativo a riequilibrarsi, portando ad un benessere che può anche portare ad una riduzione del dolore percepito e favorire un livello di rilassatezza che può portare il bambino ad addormentarsi.

 

I dati collocano l’ospedale Meyer come quello con la maggior casistica andrologica d’Italia e tra le maggiori per le patologie urologiche. La chirurgia pediatria, compresa quella urogenitale determina una alterazione nella qualità dei tessuti. Tale alterazione può manifestarsi con densità alterate, il sostegno osteopatico ha il compito di equilibrare tali densità. Questo lavoro ha un effetto benefico su tutto il campo famigliare. “Il dolore post chirurgico è un aspetto di primaria importanza e coinvolge la percezione del bambino e di tutta la famiglia” spiega Mattia Cervato “Il rapporto con il piccolo paziente è prioritario, ma è importante impostare fin da subito una relazione positiva con tutti i componenti della famiglia.”

 

Al Meyer oggi è abitudine vedere gli osteopati girare per i corridoi ed entrare nelle stanze con un sorriso. “I risultati ottenuti dagli osteopati sono sotto gli occhi di tutti” rimarca il dott. Elia “Sono convinto che questa consapevolezza dovrebbe essere trasmessa ai pediatri di famiglia. Presso la nostra struttura ci occupiamo delle malformazioni dell’apparato genitale in pediatria. Siamo un centro di eccellenza non solo per le patologie trattate ma anche per la gestione del dolore, con una collaborazione tra reparti che ci ha permesso di abbassare il dosaggio dei farmaci anti dolorifici. A questa realtà, la complementarietà con l’osteopatia è un altro passo avanti per il benessere dei pazienti”. La collaborazione tra osteopatia e chirurgia che si sviluppa anche con collaborazioni in sala operatoria: “Grazie alla disponibilità del dott. Elia, personalmente, ho compreso molto della tecnica chirurgica effettuata, permettendomi di poter adeguare il trattamento al tipo di operazione svolta” spiega Cervato.

Una collaborazione decennale celebrata a Roma

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La Scuola Italiana di Osteopatia Pediatrica è lieta di presentare il corso su “La craniostenosi, trattamento chirurgico e approccio osteopatico” e “Le plagiocefalie posizionali, approccio manipolativo osteopatico”. L’appuntamento celebra i dieci anni di collaborazione tra l’osteopata e preside SIOP Tommaso Ferroni con il neurochirurgo Lorenzo Genitori. “La giornata sulle craniostenosi ci porterà a condividere questi 10 anni di esperienze” ha spiegato Tommaso Ferroni “Raccontiamo quale è la modalità di approccio, sia da un punto di visto chirurgico che il razionale del trattamento osteopatico, ossia il sostegno alla salute che diamo nel pre e post operatorio, nel preparare i tessuti e diminuire successivamente quello che è il dolore percepito.” Un pensiero condiviso anche da Lorenzo Genitori, il quale ha volute ricordare un lavoro partito da lontano che continua a dare i suoi frutti “In questi 10 anni abbiamo raggiunto dei risultati molto interessanti sia da un punto di vista scientifico sia nel migliorare l’assistenza nei nostri piccoli pazienti” ha spiegato Lorenzo Genitori “Sono in corso tre studi clinici approvati dal comitato etico che permetteranno di evidenziare l’effettiva efficacia del trattamento osteopatico nel migliorare la percezione del dolore post operatorio; di ridurre il carico il carico farmacologico; ridurre la degenza media; infine, migliorare l’outocom dei bambini.”

Un sodalizio che ha visto i due professionisti lavorare fianco a fianco e che saranno presenti nella giornata di sabato 23 marzo durante il seminario AOP3 a Roma – sede ICOMM Via Sant’Anna 15. “Questi 10 anni sono un sogno che si è avverato” ha voluto sottolineare Tommaso Ferroni “Abbiamo iniziato entrando in punta di piedi in un rapporto che ogni giorno cresce e si incrementa, con l’osteopatia presente in maniera crescente i tutti i dipartimenti dell’ospedale Meyer. Questa collaborazione tra osteopatia e una delle maggiori eccellenze italiane nella cura dei giovani pazienti ha portato ad importanti risultati, sia sul dolore percepito, ma non solo, come per esempio la riduzione dei tempi di degenza oppure la riduzione del carico farmacologico”. “Si è partiti con patologie specifiche (plagiocefalie e craniostenosi), arrivando oggi a poter avere un approccio molto più ampio” ha spiegato a sua volta Lorenzo Genitori “L’osteopatia oggi è applicata a quasi tutte le patologie di interesse neurochirurgico e non solo. Pensiamo di orientare la nostra ricerca nel trattamento dei disturbi della dinamica liquorale lavorando sempre in simbiosi”

L’evento è reso possibile grazie all’accordo tra SIOP e il PGO Institute, tra due realtà cardine nel panorama osteopatico pediatrico italiano, ed è stata fortemente voluta da Roberto Bonanzinga, D.O. ROI BI-D Direttore Scientifico e Satellite del Barral Institute Italia. Per l’occasione è stato deciso di aprire le porte a tutti gli interessati al fine di creare una importante rete di condivisione.

Nuove aule per la Scuola Italiana di Osteopatia Pediatrica

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È un 2018 carico di novità quello che vede la SIOP essere sempre più protagonista al fianco dell’ospedale AOU Meyer e soprattutto degli osteopati che con noi hanno deciso di intraprendere un percorso di apprendimento focalizzato al sostegno alla salute dei nostri giovani pazienti. In un momento storico fondamentale per l’osteopatia abbiamo colto la necessità di fornire servizi sempre migliori per permettere una crescita costante degli studenti, con da una parte un’offerta didattica in continua evoluzione con l’aggiunta di opinion leader da tutta Italia, ma senza dimenticare la logistica con una serie di accordi che hanno permesso la creazione di una rete a sostegno di studenti e professori.

In tale ottica, dopo l’accordo con il Campus del Meyer per gli studenti del Master in Osteopatia e Neuroscienze, è la volta degli studenti della scuola triennale di osteopatia pediatrica che da oggi potranno usufruire delle aule e dei servizi offerti dall’Istituto Avventista “Villa Aurora” – via del Pergolino 12, Firenze. Per quanto riguarda i servizi accessori, quali alloggio e vitto, l’Istituto detiene due strutture ricettive, dove è possibile anche per allievi e docenti del Master di inoltrare richieste di prenotazione (info@villaaurora.it) a partire da 10 gg. prima dell’inizio delle lezioni del corso, che verranno soddisfatte secondo disponibilità.

Grazie alla partnership tra SIOP e Istituto Avventista il prezzo riservato al giorno è di € 40,00 la singola o uso singola, ed € 65,00 la doppia, oltre alla tassa di soggiorno comunale (dal 2018 € 2,00 al giorno a persona per max. 7 gg.). Detti importi comprendono anche la prima colazione (www.casaurora.it).

Sempre all’interno del campus insiste una mensa universitaria privata dove è possibile consumare i pasti (ivi compresa la prima colazione) in modalità di distribuzione al bancone in orari prestabiliti:

Colazione 07:30-07:45 (sab.-dom. 08:30-08:45)

Pranzo 13:15-13:35

Cena 19:00-19:20 (ven. 18:30-18:45)

La cucina è di tipo lacto-ovo-vegetariana con possibilità di piatti vegani (su prenotazione). Trattandosi di mensa privata anche per i pasti è necessaria la prenotazione dal lunedì al venerdì entro le ore 10.00. Il costo è di € 9,00 per il pranzo ed € 8,00 per la cena (per accedere è necessario preacquistare un tesserino presso la contabilità dell’Istituto).

 

Da oggi l’osteopatia è ufficialmente riconosciuta dallo Stato italiano

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Cari colleghi,
oggi è un giorno speciale, uno di quelli che segna la storia della nostra amata disciplina e che sarà ricordato sui libri di storia dell’osteopatia.
Oggi 22 dicembre 2017, alle ore 11.23, l’osteopatia è ufficialmente riconosciuta dallo Stato Italiano.

Siamo coscienti che non è il punto di arrivo, tanti ostacoli si presenteranno ancora perché il riconoscimento sia pienamente conforme alle nostre aspettative, ma certamente partiamo da un altro livello.

Il Parlamento ha finalmente stabilito che l’osteopatia esiste ed è individuata come professione sanitaria. Da questo punto non si torna più indietro. Potremo frequentare gli ospedali ed essere inquadrati non più occasionalmente, come già successo diverse volte in Italia, ma a pieno titolo.

Ci sarà ancora tanto da lavorare per definire la inevitabile sanatoria che tuteli migliaia di osteopati, per la definizione degli aspetti formativi futuri, per la ridefinizione di quanto concerne gli aspetti fiscali e dell’aliquota IVA, così come per la formazione dell’albo e soprattutto degli aspetti pensionistici. Ma il pezzo più ripido della salita è fatto.

Per anni l’osteopatia non è stata considerata dal mondo sanitario, ma “sopportata”; diversi sono stati i colleghi portati in tribunale per abuso della professione medica, e questo per il facile fraintendimento che il nostro operato può generare in quanti non conoscono l’osteopatia e i suoi princìpi. Ciononostante ne siamo usciti sempre vincenti.
In tutti questi anni siamo stati sempre in un limbo: in tribunale non si poteva dire che fossimo osteopati, ma neanche che non lo fossimo.

Tanti colleghi avrebbero preferito rimanere in questa condizione, ma ormai era impensabile che lo Stato, visto il numero crescente di osteopati, non intervenisse per regolamentare il fenomeno; per cui era impensabile non partecipare alla stesura della legge.

Certo la versione uscita dal Senato era più soddisfacente, ma vista la piega che si stava prendendo alla Camera, possiamo ritenerci soddisfatti del risultato, anche perché lascia la porta aperta ancora a tutte le nostre richieste.

Oggi però è il momento di festeggiare e di godersi questo successo che a nostro avviso è stato determinato da due fattori prevalenti:

  1. il credito che l’osteopatia italiana ha saputo guadagnarsi e non solo per i benefici indotti a migliaia e migliaia di pazienti, ma anche l’ottimo lavoro fatto negli ospedali e nelle numerosissime collaborazioni con la classe medica (in questa pagina raccogliamo tutte collaborazioni osteopatiche negli ospedali);
  2. l’impegno e la capacità politica dimostrata dalla presidente Paola Sciomachen per nome e per conto del direttivo Roi e dei tanti osteopati che si sono impegnati politicamente per raggiungere il riconoscimento.

Vale la pena di ricordare che sin dal momento dell’elezione, obiettivo principale dichiarato del consiglio direttivo del Roi è stato il riconoscimento dell’osteopatia, e forse neanche loro si aspettavano di poterlo raggiungere in tempi politici così brevi.
Il lavoro è stato immane perché questa partita non si è giocata con le regole dello sport o della fisiologia a noi più familiari e leali, ma con quelle della politica, che non ha regole, pertanto è servita massima attenzione e pazienza certosina, oltre che scelte strategiche giornaliere per non essere travolti.

Su queste scelte, una grande mano ci è stata data da un’agenzia romana che ha avuto proprio il compito di aiutarci a districarci nei meandri dei palazzi del potere, anche se a nostro avviso le capacità politiche e la gentilezza della Presidente hanno pesato fortemente sul risultato finale.
Un risultato che comunque non si sarebbe potuto raggiungere se ogni collega non avesse fatto la sua parte: da chi aveva in trattamento la De Biase, a chi ha solo inviato un twitter con la mitica scritta *osteopatiricocnosciuti per sostenere la causa.

Come sempre succede nelle vittorie di squadra, la nostra Paola Schiomachen può a pieno titolo alzare la coppa come capitano, tanti potranno meritatamente fare il giro di campo e baciarla (la coppa) ma tutti si
dovranno alzare a battere le mani. Anche i tifosi delle altre squadre.

Vediamo ora cosa dice nello specifico il testo

Di seguito gli articoli che ci riguardano: art. 7 che fa riferimento specificatamente all’osteopatia e l’art. 6 che è il percorso necessario per il riconoscimento delle professioni sanitarie.
Ricordiamo in questa sede che l’art. 6 è stato introdotto grazie alle nostre istanze e modifica la procedura precedente con cui si potevano riconoscere delle nuove professioni sanitarie.

In forza dell’articolo 7 noi abbiamo superato un passaggio e veniamo individuati già come professione sanitaria; ora nell’arco di tre mesi, come è specificato, la questione deve essere discussa nella Conferenza Stato Regioni poiché le questioni sanitarie interessano direttamente le Regioni.

La commissione ha già indicato le date per il 2018 e cioè 11 gennaio, 8 febbraio, 22 febbraio, 8 marzo (giornata delle donne) o 21 marzo (primo giorno di primavera). In quella seduta noi dovremo dimostrare anche grazie alle CORE competence su cui abbiamo lavorato in questi anni, che la nostra professione si occupa del potenziamento della salute e come tale non interferisce con nessuna professione sanitaria esistente.
Saranno inoltre stabilite in quella sede come prevede il l’art. 7 comma 2, l’ambito di attività e le funzioni caratterizzanti le professioni dell’osteopata, i criteri di valutazione dell’esperienza professionale nonché i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti.

Superato questo ostacolo come previsto sempre dall’art. 7.2 “Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, acquisito il parere del Consiglio universitario nazionale e del Consiglio superiore di sanità, sono definiti l’ordinamento didattico della formazione universitaria in osteopatia e in chiropratica nonché gli eventuali percorsi formativi”.

Articolo 7

(Individuazione e istituzione delle professioni sanitarie dell’osteopata e del chiropratico)

1. Nell’ambito delle professioni sanitarie sono individuate le professioni dell’osteopata e del chiropratico, per l’istituzione delle quali si applica la procedura di cui all’articolo 5, comma 2, della legge 1° febbraio 2006, n. 43, come sostituito dall’articolo 6 della presente legge.

2. Con accordo stipulato in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti l’ambito di attività e le funzioni caratterizzanti le professioni dell’osteopata e del chiropratico, i criteri di valutazione dell’esperienza professionale nonché i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, da adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, acquisito il parere del Consiglio universitario nazionale e del Consiglio superiore di sanità, sono definiti l’ordinamento didattico della formazione universitaria in osteopatia e in chiropratica nonché gli eventuali percorsi formativi integrativi.

Articolo 6

(Modifica dell’articolo 5 della legge 1° febbraio 2006, n. 43)

1. L’articolo 5 della legge 1° febbraio 2006, n. 43, è sostituito dal seguente:

«Art. 5. – (Individuazione e istituzione di nuove professioni sanitarie). 1. L’individuazione di nuove professioni sanitarie da comprendere in una delle aree di cui agli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge 10 agosto 2000, n. 251, il cui esercizio deve essere riconosciuto in tutto il territorio nazionale, avviene in sede di recepimento di direttive dell’Unione europea ovvero per iniziativa dello Stato o delle regioni, in considerazione dei fabbisogni connessi agli obiettivi di salute previsti nel Piano sanitario nazionale o nei Piani sanitari regionali, che non trovino rispondenza in professioni già riconosciute, ovvero su iniziativa delle associazioni professionali rappresentative di coloro che intendono ottenere tale riconoscimento. A tal fine, le associazioni interessate inviano istanza motivata al Ministero della salute, che si pronuncia entro i successivi sei mesi e, in caso di valutazione positiva, attiva la procedura di cui al comma 2.

2. L’istituzione di nuove professioni sanitarie è effettuata, nel rispetto dei princìpi fondamentali stabiliti dalla presente legge, previo parere tecnico-scientifico del Consiglio superiore di sanità, mediante uno o più accordi, sanciti in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e recepiti con decreti del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri.

3. Gli accordi di cui al comma 2 individuano il titolo professionale, l’ambito di attività di ciascuna professione, i criteri di valutazione dell’esperienza professionale nonché i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro della salute, acquisito il parere del Consiglio universitario nazionale e del Consiglio superiore di sanità, è definito l’ordinamento didattico della formazione universitaria per le nuove professioni sanitarie individuate ai sensi del presente articolo.

4. La definizione delle funzioni caratterizzanti le nuove professioni sanitarie avviene evitando parcellizzazioni e sovrapposizioni con le professioni già riconosciute o con le specializzazioni delle stesse».

Qui il calendario delle sedute della Conferenza Stato-Regioni per il periodo gennaio-luglio 2018.

Fonte articolo www.tuttosteopatia.it

Osteopatia sempre più presente in sala operatoria

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L’osteopatia a Firenze è sempre più presente all’interno dell’ospedale AOU Meyer, permettendo ai professionisti di poter sostenere la salute dei giovani pazienti. Intorno alla scuola di Osteopatia Pediatrica (SIOP) si sta evolvendo un gruppo di osteopati che giornalmente affianca medici e pazienti affinando la loro presenza all’interno della struttura. Ricordiamo che il Meyer nel 2011 è stato il primo e unico ospedale italiano ad allestire un ambulatorio di osteopatia pediatrica in regime di convenzione.

Il percorso virtuoso tra osteopati e medici ha aperto ai giovani osteopati della scuola la possibilità di poter accedere in sala operatoria con l’opportunità unica di poter osservare le reazioni tessutali durante l’intervento in risposta all’atto chirurgico. Tale presenza ha nel tempo creato una sinergia tra osteopati e chirurghi, come spiega il direttore della scuola Tommaso Ferroni: “All’inizio del percorso è stato importante per noi e per i giovani studenti imparare a stare in sala operatoria, con la giusta concentrazione e una centratura neutra. Essere accettati dai chirurghi è stato per noi un grandissimo successo, sia per la possibilità di poter imparare di più sull’opera dei professionisti del AOU Meyer ma anche per poter offrire il massimo sostegno alla salute dei bambini prima e dopo l’operazione.

Collaborazione che negli anni non ha mai smesso di affinarsi, con una presenza sempre più attiva dell’osteopatia in sala operatoria. Un rapporto in crescita con tutte le aree della medicina, ma che continua a avere come centro l’unità neurochirurgica diretta da Lorenzo Genitori che, nelle ultime settimane, ha dato il consenso ad un approccio osteopatico durante gli interventi: “Ovviamente il paziente sotto anestesia non percepisce il dolore, ma il tessuto ha una reazione di difesa, di fuga dall’atto chirurgico, ben evidente.” spiega Tommaso Ferroni “Se prima la presenza degli osteopati formati in sala operatoria era puramente di osservazione, nelle ultime settimane mi è stata data la possibilità di poter sostenere attivamente i pazienti durante l’atto chirurgico”.

Le sale operatorie del Meyer sono dotate di apparecchi in grado di rilevare l’attività di nocicettiva, che misurano il grado di sofferenza dei tessuti. Lo studio che è in fase di sviluppo permetterà di monitorare la variazione relativa alla nocicezione mentre il paziente è sostenuto a livello osteopatico. “L’interesse del trattamento osteopatico durante la procedura chirurgica è dato dal fatto che in anestesia generale il paziente presenta una ipofunzione della corteccia cerebrale” spiega Lorenzo Genitori, neurochirurgo dell’AOU Meyer “In questo stato l’attività osteopatica non ha l’effetto placebo che potrebbe avere in un paziente cosciente. Si tratta di uno studio preliminare che andrà consolidate sulla base di dati scientifici, che potrebbe aprire le porte ad una nuova validazione del trattamento osteopatico.

La sinergia tra medici e osteopati però non finisce qui: è in attesa di approvazione un’altra importante conquista per l’osteopatia: “In questi anni abbiamo osservato la posizione dei chirurghi durante i lunghi interventi” osserva Tommaso Ferroni “Abbiamo quindi studiato e raccolto informazioni circa le difficili posture alla quali sono costretti, anche per molti interventi durante una singola giornata. Questo ci ha portato a offrire un trattamento osteopatico per i professionisti tra i vari interventi chirurgici ed è in atto una valutazione per poter allestire, nei pressi delle sale operatore, un ambulatorio dedicato per poter offrire un trattamento non solo per i pazienti ma specifico per tutti i professionisti sanitari.

Ferroni e Gentiloni

Chirurgia e osteopatia durante il Congresso “Fascial Crossroads”

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Si è concluso da poco il Congresso Internazionale Fascial Crossroads che ha visto confrontarsi a Roma un élite di esperti sulla terapia manuale. Il Congresso Fascial Crossroads è stato ideato dal Barral Institute Italia, grazie alla spina di Roberto Bonanzinga. Tra gli invitati Lorenzo Genitori e Tommaso Ferroni, neurochirurgo e osteopata della Scuola Italiana di Osteopatia Pediatrica.

Fascial Crossroads ha realizzato un progetto di cui tutti facciamo parte: incrociare le competenze per il fine ultimo del sostegno alla salute. Grazie a tutti voi per averlo reso possibile” con questa parole di Roberto Bonanzinga troviamo il senso e l’importanza che il Congresso ha avuto per molti osteopati e sostenitori della salute nel panorama italiano. 

Un momento importante di condivisione ma soprattutto di confronto per molti specialisti che in quei giorni hanno potuto imparare a conoscersi e a scambiarsi idee e opinioni.

Tra di esse uno dei più amati professori della Scuola Italiana di Osteopatia Pediatrica, il neurochirurgo Lorenzo Genitori, che in più di un’occasione ha accolto gli studenti in sala operatoria per farli assistere e soprattutto per condividere la sua immensa esperienza: “Noi non conoscevamo l’osteopatia ed è stata la curiosità scientifica che ci ha portato ad aprirci a questa alternativa, andando poi a scoprirne gli effetti in quanto siamo poi tutti diventati pazienti degli osteopati!” ha dichiarato con un sorriso Lorenzo Genitori “La filosofia del trattamento dei disturbi della dinamica liquorale è il timing: i disturbi vanno intercettati.

Dobbiamo prevenire ed eventualmente riparare” ha inoltre spiegato alla platea presente il famoso Neurochirurgo pediatrico, che durante il congresso ha mostrato alcune foto pre e post procedure endoscopiche senza protesi.”;eccesso di confidenza è quello che crea complicanze.

Bisogna imparare a essere il più multidisciplinare possibile ed in quest’ottica il ruolo degli osteopati nel percorso di cura è importantissimo “Ho conosciuto il dott. Genitori alcuni anni fa presso l’ospedale Meyer di Firenze ed è partita una collaborazione che nel tempo si è ingrandita creando una sinergia che ha portato gli osteopati a poter collaborare con vari reparti dell’ospedale fiorentino” ha spiegato l’osteopata Tommaso FerroniNel 2011 è stato creato il primo ambulatorio di osteopatia e credo ancora unico nel nostro paese in regime di convenzione. Negli anni inoltre è stata portata avanti una ricerca scientifica che ci ha permesso di poter confrontarci e di portare avanti uno studio con una casistica riguardante oltre 800 bambini. Si tratta di uno studio triennale che è stato reso possibile dal sostegno di Cariparma” ha dichiarato Tommaso Ferroni, che ha inoltre annunciato la pubblicazione della ricerca per il 30 novembre di quest’anno.

Una pubblicazione che è il preludio di un nuovo slancio della ricerca osteopatica presso l’ospedale Meyer grazie alla SIOP, con due nuovi studi in corso d’opera.

“La nostra collaborazione nasce da un input osteopatico, noi neurochirurghi non conoscevamo assolutamente questa materia” ha aggiunto Lorenzo Genitori “Fin da subito abbiamo iniziato un percorso scientifico verificando i risultati. Validando i risultati dell’approccio osteopatico, iniziando dalla valutazione del dolore post operatorio, con un secondo punto sul carico farmacologico, con un ultimo punto riguardante sulla qualità della vita percepita dalla famiglia”. Tra le ricerche in corso d’opera nata dalla collaborazione tra osteopati e neurochirurghi vede inoltre in corso d’opera una ricerca sulla craniostenosi:

La nuova ricerca sulle craniostenosi è basata sul fatto che nel nostro istituto le craniostenosi sono trattate in maniera mini invasiva” ha spiegato il prof. Genitori “Questo porta ad una diminuzione dei tempi di ospedalizzazione, delle perdite ematiche e delle complicanze. L’approccio osteopatico dopo l’intervento chirurgico aiuta ad ottenere il miglior risultato estetico e funzionale

scuola italiana osteopatia pediatrica

Come riconoscere una craniostenosi: Master in Osteopatia e Neuroscienze

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Sempre di più l’osteopata è uno dei primi baluardi della salute. Come osteopati di uno dei più importanti ospedali pediatrici d’Italia viviamo ogni giorno a stretto contatto con i bambini e genitori. E in questi anni abbiamo assistito ad una straordinaria trasformazione. Circa 10 anni fa l’Osteopatia muoveva i primi passi all’interno dell’AOU Meyer di Firenze e quando ci affacciavamo alle stanzette dei bambini ricoverati, la maggior parte delle persone non aveva idea di cosa facessimo e dovevamo passare una gran parte del trattamento a spiegare come attraverso tocchi delicati potevamo sostenere la Salute dei Bambini. Oggi le percentuali fra chi conosce la nostra Medicina Manuale e chi non la conosce si sono invertite, la maggior parte sa cosa siamo e spesso ci accoglie con entusiasmo. Questo dato da una parte ci ha semplificato sulle spiegazioni iniziali, dall’altra ci pone un problema che si manifesta sempre più sovente: il ritardo di inquadramento in alcuni percorsi sanitari.

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